sabato 5 marzo 2016

Un seno esagerato e una vita da ricostruire

(Tratto da una storia purtroppo vera...)

Avevo solo vent'anni anni quando mio marito, mi obbligò a sottopormi ad una mastoplastica additiva.
Voleva due boccioni grandi come le palle da bowling. Voleva che tutti notassero il mio seno abbondante. Io non avevo voce in capitolo. Era come vivere perennemente con una pistola puntata alla tempia. Avrebbe pagato tutto lui fino all'ultima lira.
Debordava oltre il reggiseno il mio seno destro, completamente sproporzionato rispetto al sinistro e alla mia corporatura. L'intervento era mal riuscito e una costrizione capsulare intorno alla protesi destra, aveva deformato anche il capezzolo. Vivevo disorientata e fuori da una realtà che mi inducesse a liberarmi di quell'uomo.
Non riuscivo più a guardarmi, nè a vestire maglie con scollatura o troppo aderenti. Non andavo più al mare in costume. Indossavo maxi t-shirt anche in spiaggia, con quaranta gradi e il sole a picco. Il mio volto si presentava sempre più prosciugato e legnoso.
A lui piaceva, e non voleva che mi sottoponessi alla correzione. Anche il chirurgo ammetteva il cattivo risultato, dipendeva dal rigetto. Il mio corpo non accettava il cambiamento e il mio corpo la rigettava quella protesi molle e assurda. La costringeva, creandole attorno del tessuto fibrotico, duro, che la faceva risaltare ancora di più. Ma la mia vita rimaneva incastrata a quell'uomo come la protesi nel mio seno. Mi lambiccavo il cervello alla ricerca di una soluzione che non trovavo. Solo vapori maleodoranti uscivano dalla palude del mio rapporto.
Sono rimasta incinta.
Per i nove mesi di gravidanza, le ragadi ai capezzoli facevano presagire un allattamento impossibile.
Mi avevano detto che le protesi non avrebbero ostacolato nulla. Ma io, cominciavo ad odiare mio marito per questo. L'amore per il bambino che avevo in grembo, aveva risvegliato in me la consapevolezza di aver sposato un mostro. Iniziavo a pensare che tutti gli uomini fossero attratti da un seno procace e abbondante, pertanto li odiavo tutti. Non capivo perchè una donna non potesse essere amata nella sua semplicità e nella sua naturalezza. Non capivo perchè il fascino femminile  e l'attrazione per una donna fossero, per molti uomini, proporzionali alla taglia di reggiseno. Ed irradiavo un'ostilità termonucleare per l'altro sesso.
Lo ammetto. Prima di conoscere il sesso del mio bimbo speravo fosse femmina. Lo desideravo con tutta me stessa. Con lei, mi sarei sentita parte di un universo debole e insicuro ma pronta a lottare contro gli uomini che odiano le donne. Mia figlia sarebbe cresciuta forte e sicura di sè, come non lo ero mai stata io. Una femminuccia, avrebbe ridato a me, la vita rubata da lui, il padre. Un uomo saccente e presuntuoso. Anestetizzato contro l'amore vero.
E' nato Andrea.
L'ostetrica me lo pose sul petto appena nato e lui, ha iniziato subito a succhiare il mio seno. A lui piaceva e i miei occhi ardevano di fierezza. Non soffrivo più, nemmeno per il dolore causato dalle ragadi. Piansi. Piansi come non avevo mai fatto. Non mi importava più nulla di ciò che era stato. Ora sapevo quello che volevo.
Quando Andrea aveva quattro anni, mi sono sottoposta ad un intervento di correzione del seno. Una riduzione importante. Ero arrivata a non dormire più a pancia in giù. Pochi mesi dopo ho lasciato mio marito. Quel giorno avevo un autocontrollo granitico. Era l'8 marzo.

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