domenica 23 novembre 2014

Rabbia


Rabbia.
La mia casa non è mai stata così buia e fredda.
D’accordo, l’impetuoso temporale di ieri sera ha davvero messo fine alle temperature estive di questo autunno scolorito e, mi accorgo che, a differenza degli altri anni, sui davanzali non ho ancora posto nessun fiore. Almeno dei ciclamini avrebbero dato un tocco di colore a questa grigia giornata.
Lo specchio mi ricorda quanto ho pianto stanotte. Sono irriconoscibile. Gonfia.
Un’altra tremenda tragedia nella mia famiglia. Dopo il tumore al colon del papà e il mio tumore cerebrale, è il turno della mamma. Il cancro l’ha colpita al seno  e i medici  mi hanno detto che si tratta di un tumore molto aggressivo.
Non è possibile. Ci deve essere qualche malefica congettura contro la mia famiglia.
Il mio cellulare pullula di messaggi confortanti di amiche e amici. Su facebook la solidarietà mi apre il cuore. Allora non solo sola in questa ennesima battaglia? .
“Io ci sono” mi scrive Giulietta. “Non esitare a chiamarmi” scrive Monica. “Sei forte Ilaria, fatti coraggio, combatti”. Combatti…Combatti…Combatti…
Rabbia. E che ne sanno loro di quello che sto provando?.
Ma ci si dimentica spesso degli altri quando si è troppo focalizzati su se stessi, e in quanto parte della vita, la sofferenza, tutt’altro che effimera come invece è la felicità, colpisce tutti, prima o dopo. In questo gioco per la sopravvivenza, quasi ci di dimentica di vivere la vita nella sua semplicità, in pieno.
Apro il computer e digito: cancro della mammella, superare più lutti, come sopravvivere ad una tragedia. Moltissime persone scrivono sui forum, e mi sento meno sola. Vedo, che non sono l’unica sfortunata sulla faccia di questa schifosa terra.
Leggo raccapriccianti storie dopo storie, scorrendo il mouse come se fossi alla bramosa ricerca di qualcosa.
Digito “sistema immunitario”, attratta dalle immagini tridimensionali. Internet mi dirige su “Selye” e il suo concetto di stress come risposta ad un evento emozionale. Lo stress negativo fa male all’organismo. E’ come passeggiare in riva al mare alle ore 12 del 15 agosto, è come un virus. Lo stress psicologico, a seconda di come ogni singolo individuo lo vive, ha effetti deleteri sul corpo umano.
La curiosità accelera il mio battito cardiaco e continuo a leggere difficili parole scientifiche come “natural Killer”, “citotossico”, alle quali do il mio apparente significato, ma grazie alle quali comprendo perché nella mia famiglia si è accanita una tragedia dopo l’altra.
E’ la tristezza e l’apatia a caratterizzarci. L’anedonia, il pianto incontrollato, la rabbia. Non possiamo lottare in queste condizioni. Serve una svolta.
Tralasciando meccanismi genetici alquanto complicati, mi attira il capitolo sulle relazioni di coppia e l’immunità. Più una vita di coppia è alterata e problematica e più l’impatto negativo sul sistema immunitario è forte. Rimango allibita.
Mi sono separata un anno fa grazie al colorito “farfalleggiare” del mio ex. È stato devastante il primo periodo, quando mia madre assorbiva ogni lacrima prima che rigasse il mio volto. E’ stata lei la mia psicologa ed ora che si è ammalata, capisco quanto debba aver sofferto per me.
E’ di là, sul divano, avvolta da una coperta in pile. Ha gli occhi rossi e le occhiaie, le palpebre gonfie risaltano ancor più sul pallido colorito del viso. Provo una rabbia indescrivibile.
Lei è imperturbabile, rassegnata, pacata. Lei è la mia dolce mammina che oggi ha bisogno di me. Ha bisogno del mio sorriso e non della mia languida compassione. Tantomeno di tristezza o di rabbia.
Eccolo mio padre.
Entra inviperito in salotto, il furore dei suoi occhi perfora i miei. Ha perso la pazienza, da un anno a questa parte non si dà pace per ciò che ci sta accadendo e scarica colpe verso tutti. Chiude la dispensa con violenza. Si chiude in un mutismo assoluto. Si avvicina a me con impeto e quasi mi spaventa. Non ce la fa più a sopportare tutto questo dolore. 
Trovo il coraggio di parlare e invito mio padre a sedersi sulla poltrona accanto a mia madre.
“Vi devo parlare”. Tremo.  
Io mi siedo ai piedi del divano, accomodando i piedi di mia mamma sulle mie gambe, sotto la coperta. 
“Papà, mamma…. Non siamo gli unici a soffrire in questo paese. Ma dobbiamo scegliere. O combattiamo tutti, uniti, con la consapevolezza che l’unione farà la forza che ci manca, o soccomberemo per la rabbia e per i sensi di colpa e non per la malattia.
Avevamo tanti amici intorno che ora ci stanno sempre più lontani perché noi ci stiamo isolando. Ci stiamo privando anche della semplicità di andare in una pizzeria o in un bar, o al mercatino; voi non andate al cinema da anni. Non possiamo vivere in funzione delle cure. Ci stiamo privando della vita stessa prima che lo faccia il nostro cancro. Se non combatteremo non potremo dire che abbiamo fatto di tutto per sopravvivere. Dal cancro si può guarire. Guardiamo a quelli che ce l’hanno fatta. Papà tu ce l’hai fatta. Io ci sto provando. Mamma, non abbatterti. Sono sicura che vincerai anche tu.

Le parole di Ilaria sono state miracolose. La consapevolezza e la conoscenza, hanno caratterizzato la scelta, il cambiamento.

Sono trascorsi cinque anni da quel giorno. Cinque.  Mamma sta bene nonostante le lunghe cure. Papà è stomizzato e prova, per il suo sacchetto, una venerazione sacra. Io combatto ancora, e vivo ogni istante di questa vita come se fosse l’ultimo. Sono innamorata di un uomo fantastico e sono sicura che il mio sistema immunitario vada a mille !
Ah.. Ogni mattina, al risveglio, ci regaliamo un sorriso e lo regaliamo a tutti quelli che incrociamo. E’ magnifico come la gente reagisce!
Abbiamo anche iniziato un gioco che consiglio a tutte le persone ammalate (come mi ha insegnato la Gamberale nel suo ultimo libro): ogni giorno, facciamo qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. Vi lascio la nostra lista, ci ha cambiato la visione della vita.

1)      leggere una pagina di una rivista o quotidiano che non appartengono ai nostri gusti abituali
2)      rammendare un paio di calzini con l’uovo di plastica (come le nonne)
3)      imparare a ricamare a punto croce
4)      lavorare la plastilina (il Das di una volta)
5)      far stampare le foto più belle dei nostri cellulari (non esistono più gli album?)
6)      tagliare i capelli e cambiare il colore (drastico)
7)      interessarsi di uno sport, capirlo e seguirne l’andamento in TV
8)      guardare un film comico  mangiando pop corn sul divano di casa (non l’avevamo mai fatto)
9)      iniziare a collezionare qualcosa di particolare (io spille)
10)  iscriversi ad una associazione benefica e no profit (noi associazione stomizzati locale)
11)  visitare una mostra d’arte contemporanea (o d’arte sconosciuta)
12)   fare un puzzle
13)   Fare una torta e invitare amici per il tè a mangiarla
14)  Imparare a giocare a carte (non sapevo giocare a Briscola)
15)  Chiamare una estetista in casa e farsi dipingere le unghie delle mani
16)  Farsi un peeling o scrub con i prodotti giusti
17)  Visitare una fattoria
18)  Andare ad un concerto (noi Negramaro)
19)  Partecipare ad un concorso on line (io di fotografia)
20)  Acquistare un nuovo plaid abbinandolo a cuscini e tende
21)  Gustare tisane da tutto il mondo
22)  Fare il bagno in vasca con i Sali da bagno e le candele
23)  Scrivere una lettera a mano, come una volta ringraziando chi ci sta vicino
24)  Spedire una cartolina confezionata da noi

25)  Leggere: Guarisci te stesso

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